ANACI PADOVA - Articolo de "Il Mattino di Padova"

Ecco quanto apparso nel quotidiano "Il Mattino di Padova" lunedì 22 giugno 2020.

Durante i mesi dell’emergenza sanitaria da Coronavirus il Comune ha registrato il 13% di aumento delle spese condominiali in città. Una batosta pesante che colpirà le famiglie e che si somma ai disagi che Covid-19 ha provocato nei condomini: assemblee stoppate, cantieri immobilizzati, lavori di manutenzione rallentati e potature rimandate a data da definirsi.

L’ufficio prezzi del Comune, ovvero il settore che si occupa di programmazione, controllo e statistica dei costi in città, rileva: «+13, 1% di spese condominiali registrate ad aprile 2020 rispetto ad aprile dell’anno scorso. Nello specifico nel mese di aprile si è rilevato un +3, 4% rispetto a marzo dello stesso anno». Dunque in pieno lockdown.

Gli amministratori dell’Anaci, l’Associazione nazionale degli amministratori condominiali e immobiliari, rassicurano: «Questi aumenti – spiega il presidente, Giorgio Cambruzzi – non sono collegati con il Coronavirus. Semmai le spese durante il lockdown sono diminuite perché sono diminuiti i costi delle materie prime». Ma da palazzo Moroni assicurano che sono lievitate una pluralità di voci: «Non solo il compenso per l’amministratore – scandiscono gli uffici– ma anche le altre spese ordinarie: manutenzione di ascensori e parti comuni, spese di giardinaggio, pulizia, spurgo biologico». In particolare due dei 20 condomini che formano il campione comunale, sono aumentati rispettivamente del 17, 63% (per maggiori spese di manutenzione rispetto all’anno precedente) e del 64, 54% (per un intervento di potatura alberi). Cambruzzi tuttavia rassicura sull’entità delle spese, escludendo aumenti, in particolare legati al virus: «Le spese di sanificazione», spiega, «oscillano da 5 a 10 euro, a seconda del numero degli appartamenti e della frequentazione: gli spazi comuni dove ci sono uffici vengono sanificati più di frequente. In ogni caso saranno conteggiate nel rendiconto dell’anno prossimo».

Piuttosto si dice indignato perché le assemblee condominiali sono state spazzate via come tutto il resto, eppure del loro ritorno non si parla: «Siamo poco considerati da decreti e ordinanze», sottolinea il presidente Anaci, «La nostra è una situazione paradossale perché abbiamo dovuto decidere tutto da soli: disinfettare i vani scala, sanificare gli ascensori e le parti comuni; affiggere slide esplicative negli androni». Eppure parliamo di numeri importanti. Il censimento fatto da Anaci la scorsa estate ha rilevato che l’associazione amministra il 52, 8% dei condomini, ovvero 1.891 palazzi; gli altri amministratori si occupano del 39%, ovvero 1395 edifici e l’8,2%, dunque 295 fabbricati, sono senza amministratore, anche se hanno più di otto appartamenti e quindi sarebbero addirittura obbligati ad averlo. A conti fatti in città ci sono 3.581 condomini, ovvero 69. 561 unità abitative per 140 mila persone. «Direi che abbiamo contatti con un piccolo mondo», commenta Cambruzzi, «Se nell’immaginario comune l’assemblea condominiale è una barba clamorosa, significa che facciamo bene il nostro lavoro perché il nostri mandatari non si avvedono del lavoro che c’è (ed è tanto) dietro preventivi e consuntivi». —

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